Per una fenomenologia dell' <lo profondo> nel percoso poetico di Zoé Jiménez Corretjer | Dra. Annunziatta O. Campa, Universita di Pisa
- Cuarta Hoja

- Sep 3, 2025
- 8 min read

Annunziatta O. Campa - Universita di Pisa
La produzione poetica di Zoé Jiménez Corretjer1 assume un significato centrale nel panorama della letteratura portoricana contemporanea, anche se prende le mosse, seppure in parte, per allontanarsene successivamente, dalla generazione «panteista» di Luis Lloréns Torres (1878-1944) e da quella «diepalista» di José I. de Diego Padró (1867-1918) e di Luis Palés Matos (1898-1959), ispirate a stati spirituali o magici, che rivelano una natura tropicale in continuo processo germinativo2.
Le due raccolte di poesie, che qui vengono presentate: Antigua vía (2006) e La boca de la verdad (2007), (sillogi brevi e intense, unificate dal traduttore italiano, Andrea Gallo, con l’unico titolo: Adagio), scaturiscono da una vis intimista, che ricrea un’atmosfera permeata di sentimento personale e di travaglio spirituale.
Se atteggiamenti intimisti sono rintracciabili in ogni epoca, e durante il Romanticismo si manifestano in reazione agli aspetti esteriori, enfatici e titanici dell’esistenza, nella letteratura contemporanea si presentano piuttosto a fondo analitico e psicologico. L’accentuarsi del culto dell’io, come autobiografismo, diventa uno dei principî della poetica del decadentismo e, complicandosi via via con motivi della psicanalisi e della memoria lirica, caratterizza i moti della sensibilità individuale, in forma di toni di raffinata proprietà e discrezione.
Zoé Jiménez Corretjer si volge a rappresentare una vita interiore, affettiva, quotidiana, domestica, con modi adeguati ad esprimere l’intimità dei sentimenti e degli stati d’animo.
La tendenza all’intimismo non è soltanto la tendenza a contrapporsi a una poesia monumentale, accademica, bensì a porsi in relazione di confidenza e di stretta familiarità con allusione a persone di genere diverso.
Jiménez Corretjer si rivela perfettamente libera nell’abbandono di colloqui amorosi e analogamente con il proprio io, nell’intimità della propria coscienza.
Nel rapporto amoroso scopre i recessi dell’animo umano e le segrete radici di un male: l’incomunicabilità nel legame affettivo per la quale anela una conoscenza approfondita e per la quale esige una concreta risposta alle incognite. Recitano proprio così questi versi:
Y no se entienden mis señas
Hablo al vacío
Y tus ojos hipnóticos
No saben encontrar los míos.
(Humo)
La voce dell’«io esasperato» intesse un dialogo aperto con l’amato e con la natura che la circonda. Nell’incessante scavo entro se stessa, grazie a un’attitudine critica esigente, Jiménez Corretjier giunge a una poetica atemporale, la cui unica dimensione tende a essere la fedeltà incorruttibile a un ideale di amorosi sensi.
La fase creativa scaturisce, pertanto, da una coscienza unica, giusta, universale: «la bellezza primigenia dell’essere» che sta dentro di noi e fuori insieme e al tempo stesso, così come l’aveva concepita il poeta Juan Ramóm Jiménez per il quale la elevata autoconsapevolezza che la compiuta bellezza, proprio perché inalienabile conquista interiore ed esistente nell’esterno mondo oggettivo, realizza la sintesi, l’unità fra il momento soggettivo e quello oggettivo.
Il superamento dell’esasperata esistenza, in nome di una verità che appartiene a tutti, e di cui la poetessa vuole appropriarsi, dopo la resa e il rimpianto inconsolabile, punta a una rivalsa liberatoria.
Algo de resignación
En la vuelta del círculo
Repetición que abre los ojos de la sabiduría
(El pasado)
Nel canzoniere una insaziabile ninfa è alimentata da tripudi silvestri, da un persistente anelito dell’assoluto, da una purezza primitiva dell’essere, da un piacere trasumanato in sublime estasi.
Me vestí de hierbas
Y aluciné una espera llena de luz
Pero tú reprochas mis palabras
De leche y miel
Y no comprendes que estoy hecha
De cíclopes
Que soy el eco de un viñedo
En flor
Y que añoro corretear en los jardines del fuego
Girando en flor entre caminos
Y huertos teñidos
No comprendes que miro
El algodón con tristeza en la sangre.
(Antigua vía)
Date le particolari implicazioni esistenziali, la poetessa si inserisce in quella tradizione in cui l’esperienza inganna e la verità è nascosta, e questa deve essere quindi scoperta, portata alla luce. Essendo nascosta, la verità sarà probabilmente profonda: si troverà in zone segrete, sottratte allo sguardo, che per antonomasia saranno non superficiali. In sintesi, l’io creatore dell’opera emblematicamente autoreferenziale subisce i condizionamenti e non ha altra logica che un’esigenza lirico-narcisistica di confessione autobiografica. La poesia permette di scorgere le verità che abbiamo dentro di noi e rivela le nostre differenti visioni del mondo, le quali senza la poesia – senza l’arte – non potrebbero essere individuate e resterebbero il «segreto eterno di ognuno». Svelare, appunto, un segreto:
Todas las rutas me trasplantan al este
Y leo en los pliegues
La verdad desmoronada
Con toda mis mitocondrías
Murmurándome el color verdadero de mi sangre
Indicándome el camino de esta nueva vida.
(Rutas)
È interessante notare che la dimensione del piacere non viene chiamata in causa se non in comunione o simbiosi con la natura. Nessuna consapevolezza trionfante del proprio valore, ma soltanto la coscienza umile e però indefettibile, d’essere uno sguardo sul mondo, una luce di comprensione, magari fievolissima, ma che niente ha il potere di oscurare. Appare più che mai vero che Jiménez Corretjer intende comunicare con le sue opere un messaggio di emancipazione: la sua esperienza di vita viene messa esplicitamente al servizio dell’umanità (femminile) per migliorarne le condizioni.
La poesia di Jiménez Corretjer è un florilegio di esseri viventi che si intersecano nel regno del creato affinché siano ascoltati. Anche Dio è partecipe della essenza del creato, e la scoperta, come l’unione con lei, non ha niente di mistico o metafisico, bensì appartiene a una religione tutta terrena e struggentemente umana.
Todos los astros de Dios
me protegen
(La mano de Fátima)
L’opera di Jiménez Corretjier diviene lo specchio fedele del suo andare avanti, del suo progressivo appropriarsi della verità e dell’ideale. L’inquietudine esistenziale non appaga mai la sua sete d’assoluto, perché è irraggiungibile la sua oscurità sacrale.
Proprio per questo la poetessa sceglie l’idillio non con la storia, ma con un soggettivismo assoluto; una sorta di ansia che l’accomuna alle «avanguardie letterarie»3; sempre più proclivi alla consacrazione della poesia, proiettata a un rasserenamento dello spirito.
Ed è proprio in questa prospettiva che vanno letti i seguenti versi, da cui sprigiona un incommensurabile lirismo allegorico. Paradigmatica in questo senso sono i versi:
Duermo en la playa de las cenizas rotas
Bebo el grito sumergido
Del pasado
La grieta y el humo
Dibujan en la palma
Del cielo
En nombre de la otra orilla
Mis arenas son las negras
Palabras del volcán
Que han nacido en la aurora
Flores negras que llueven silenciosas
Sobre el ánfora
De este pecho de púrpura
Quebrado ante tu imagen.
(Sueño que soy)
Attraverso una scrittura che, informandosi al dinamismo della poetica moderna, Jiménez Corretjer si proietta verso un futuro di allusioni allegoriche, nel tripudio dei sensi, degli istinti e della volontà di comprendere il mondo. Non fa tabula rasa del passato né di ogni forma espressiva tradizionale, ma arricchisce la sua vena poetica di una certa irruenza, quella bellezza ruggente che il movimento dei futuristi denominava «ardore, sfarzo e magnificenza». Esso professava infatti che «nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere capolavoro». Altri postulati del futurismo che si riscontrano nel poemario di Jiménez Corretjer sembrano essere: la distruzione della sintassi, l’immaginazione senza fili e una sensibilità geometrica.
Infranta talvolta la sintassi non pur solo nel verso ma dello spirito, distrutto ogni tentativo di legame logico e psicologico, alla immediatezza dell’espressione, è sostituita l’immediatezza della tensione lirica.
È una poesia che vive di lampi, di emozioni e vibrazioni, senza un lavoro preciso di costruzione metrica, un fraseggiare arioso e versatile caratterizzato da una tendenza all’arabesco che resta in tutta la sua produzione la cifra più riconoscibile, congiuntamente a una dissolvente sensualità verbale.
Non priva di espedienti genuini e di libertà espressiva, la creazione poetica di Jiménez Corretjier, più che tener conto della «sintesi» è la «simultaneità» delle immagini che sostiene una più diretta e intensa emozionalità.
Nella seconda raccolta, La boca de la verdad, ancorché la splendente abilità tecnica della ripetizione sia impiegata in un’area semanticamente diversificata, indica una permanenza di pensiero e di ritmo in una sempre più netta differenziazione da altri pensieri e altri ritmi. Esprime l’ostinato voler essere se stessa in un universo segnato da una forte individualità:
Bienaventurados los que rompen la sintaxis
Porque en ellos están los adjetivos más hermosos
Bienaventurados los que no hacen y sufren
Porque me dejan crear
Bienaventurados los que no escriben
Porque yo sigo multiplicándome
(La Buenaventura)
L’esistenza del vissuto è nella memoria, la cui verità è inalienabile e la sua evidenza incisiva. Particolarmente emblematici sono i versi:
Mis manos buscan la verdad
Guardada en el pasado
Reconoce el bronce incrustado en la tierra
El origen, el camino, la espada
(En los capiteles del tiempo)
Breve come un sospiro, nel suo afflato poetico, a cui corrisponde e si contrappone l’immagine di un ossimoro, si avverte con un accorato tremore:
Me bastan mis historias
Me bastan las hojas
Y el leve rumor del silencio
Para saber cómo se cuecen las cicatrices
Cómo desaparacen las manchas
De los sueños marchitos
(Las cicatrices del tiempo)
Nell’infittirsi di lugubri ombre, nell’intrecciarsi di sentieri interrotti, perduti e ritrovati, le efflorescenze liriche di un viaggio ininterrotto nei meandri di un labirinto, conducono a un incombente risentimento, accompagnato da un patimento immenso:
Hay días de resentimiento con la vida
Donde me vuelvo de carne
Y tengo que gritarle al espíritu
Que no me abandone
Porque me duele el destino solitario
(La verdad del cielo)
È infine lo spazio aperto di fertili campi e prati, in cui l’amore si dilata e può muoversi e danzare anche la figura di un fauno, che stigmatizza una festosa virilità.
In queste prove, la limpidezza e l’eleganza della vena lirica lasciano trapelare sovente l’intento programmatico di Jiménez Corretjer: una sorta di regolamento dei conti o bilancio finale, in cui solo l’amore, nella sua accezione di forza spontanea sa portare alla luce un approfondimento della coscienza interiore.
NOTAS
1 Zoé Jiménez Corretjer, cattedratica di Lettere Umane presso l’Università di Humacao (Puerto Rico), ha al suo attivo numerose opere: saggi, romanzi e raccolte di poesie e di racconti. Esordisce con il romanzo: Puerto Nube (2008) e con le opere poetiche: Las menos cuarto (1985); Crónica Interplanetaria (1991); Poemanaciones (1992); Sala de espera (1991-1998), Cántico del Lago (2007), Rosa Náutica (2008) e ora nella traduzione italiana Antigua vía e La boca de la verdad. Queste due raccolte, apparentemente diverse, si affiancano nella tematica e nello stile. Si cita inoltre il libro di saggi: La mano que escribe: Literatura, arte y pensamiento (2007), Primo Premio Nazionale per il saggio 2008 del Pen Club di Puerto Rico e i libri di racconti: Cuentos de una bruja (2000) e Las camelias de Amelia (2009). Dirige la rivista «Cuaderno Internacional de Estudios Humanísticos» del suo dipartimento.
Riguardo alla rassegna del suo romanzo: cfr. A.O. CAMPA, Zoé Jiménez Corretjer, Puerto Nube (Terranova, San Juan 2007), in «Cuaderno Internacional de Estudios Humanísticos y Literatura», vol.13, 2010, pp. 140-142.
2 La poesia moderna ha inizio nelle Antille fra il 1913 e il 1923. A Puerto Rico si diffondono svariati movimenti: «pancalismo», «euforismo», «atalayísmo», «noísmo», «integralismo» e altri ancora. Fra i movimenti letterari stranieri, particolarmente vive sono le tracce del Modernismo e di quelli italiani il Decadentismo, attraverso Gabriele D’annunzio, e il Futurismo, attraverso Marinetti.
3 Nell’ampia traiettoria della poesia portoricana si afferma una nuova generazione, contemporanea a quella di Corretjer. Si menzionano, oltre a Jesús Tomé e Manuel de la Puebla, il poeta portoricano Ángel M. Aguirre e le sue signicative opere: Hai-Kai del Caribe Oriental (2008); Hai-Kai de Olgiate Olona (2008); Destellos de Sunset Lake (2009); La piel de la nostalgia (2010).

Comments